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Le patologie prostatiche nel cane

Come succede nell’uomo, le patologie prostatiche nel cane sono relativamente comuni; si riporta che circa l’80% dei cani di età superiore a 10 anni ne è affetto, anche se il 75% di questi soggetti non presenta apparentemente sintomi clinici. Questo breve scritto ha lo scopo di fare comprendere esaurientemente ai proprietari le varie forme cliniche e le varie possibilità terapeutiche.
Quali sono le principali affezioni della prostata nel cane?
  1. Iperplasia prostatica benigna: consiste nell’aumento del volume della ghiandola causato dall’incremento dell’attività metabolica determinata dal testosterone nei confronti di recettori locali. La posizione della ghiandola aumentata di volume situata all’ingresso del bacino e sovrapposta al collo della vescica provoca talvolta emissione difficoltosa di urine ed ematuria ma soprattutto sintomi relativi ad una defecazione difficoltosa e con feci appiattite.
  2. Cisti prostatiche (cisti da ritenzione): si tratta di formazioni cave, singole o multiple, con dimensioni da pochi millimetri fino a diversi centimetri, con contenuto liquido non settico che possono o meno mantenere una comunicazione con l’uretra. Sono essenzialmente conseguenti all’insorgere della ipertrofia prostatica benigna in quanto i fenomeni iperplastici delle cellule circostanti i dotti prostatici ne occludono il lume con conseguente mancato deflusso del secreto prostatico che si accumula all’interno delle cavità formatesi. Facile la contaminazione batterica con conseguente infezione.
  3. Cisti paraprostatiche: si tratta di neoformazioni a contenuto liquido che vanno differenziate dalle cisti prostatiche propriamente dette in quanto non hanno alcuna pertinenza con la prostata, essendo semplicemente ubicate nelle vicinanze della stessa. Tali cisti derivano probabilmente da una malformazione congenita dell’apparato sessuale nella sua differenziazione durante la vita uterina. La secrezione dell’epitelio cistico induce ispessimento delle pareti della capsula di delimitazione, metaplasia squamosa e talvolta calcificazioni visibili radiologicamente.
  4. Prostatiti: le infiammazioni prostatiche sono generalmente di origine batterica per contaminazione retrograda di origine uretrale. Il dolore e la comparsa di tenesmo alla defecazione sono i sintomi più evidenti e talvolta compare uno scolo prepuziale. Se non correttamente diagnosticate e curate con adeguata e prolungata terapia antibiotica le prostatiti acute possono cronicizzare e coesistere con uno stato di ipertrofia prostatica.
  5. Ascessi prostatici: si tratta generalmente di complicazioni secondarie di una prostatite acuta. Sono particolarmente insidiosi in quanto accanto a sintomi quali la febbre e lo scolo prepuziale purulento o emorragico, soprattutto se di grandi dimensioni, possono comportare ripercussioni sistemiche fino allo shock settico. Le varie tecniche di drenaggio sono il rimedio terapeutico di scelta.
  6. Neoplasie prostatiche: nonostante rappresentino una insorgenza limitata (5-7% delle malattie prostatiche nel cane) i tumori prostatici raramente vengono diagnosticati tempestivamente ma solo quando è già presente la diffusione metastatica ai linfonodi tributari. Il dolore e le difficoltà di defecazione sono i primi sintomi e la palpazione per via rettale dimostra generalmente una ghiandola prostatica ingrossata e con superficie irregolare. Solo nel caso in cui la diagnosi sia particolarmente precoce (con stadiazione T1,N0,M0) la prostatectomia è terapeutica, altrimenti il trattamento è palliativo.
Come si diagnosticano le malattie prostatiche?
Per diagnosticare correttamente una malattia prostatica e, di conseguenza, impostare un piano terapeutico mirato, è indispensabile effettuare le seguenti procedure:
  • Visita clinica completa, con ispezione rettale
  • Esame radiografico dell’addome
  • Esami ematochimici
  • Ecografia dell’addome
  • Prelievo citologico ecoguidato della prostata: l’agoaspirato consente di diagnosticare esattamente la patologia e riduce il rischio di interpretazioni errate o parziali. 
     
     
     
    Una volta accertata la patologia, che terapie si possono effettuare?
     
    Il seguente schema riassume l’iter diagnostico e terapeutico adottato in questa clinica


Terapie mediche palliative
  • Osaterone acetato: L’osaterone è uno steroide anti-androgeno chimicamente correlato al progesterone; ha una potente azione progestagena e attività anti-androgena ed inibisce gli effetti di una eccessiva produzione dell’ormone maschile (testosterone). Previene in modo competitivo il legame degli androgeni ai loro recettori prostatici e blocca il trasporto del testosterone nella prostata. Si presenta con formulazione in compresse che vanno somministrate per via orale per 1 settimana. La risposta clinica si osserva normalmente entro 2 settimane e persiste per almeno 5 mesi dopo il trattamento.
  • Indicazioni: trattamento della ipertrofia prostatica benigna del cane
  • Vantaggi: l’effetto terapeutico è persistente per alcuni mesi
  • Svantaggi: segnalati transitorio aumento dell’appetito, passeggeri cambiamenti del comportamento come un aumento o una diminuzione dell’attività, o una maggiore socievolezza, vomito passeggero e/o diarrea, poliuria/polidipsia, letargia o sindrome di femminilizzazione compresa l’iperplasia delle ghiandole mammarie, perdite o rarefazione del pelo, riduzione del cortisolo plasmatico con conseguente interferenza nella diagnosi e terapia del morbo di Cushing.
Terapie chirurgiche
  • Orchiectomia: la sterilizzazione (castrazione) elimina in modo definitivo la produzione del testosterone che abbiamo visto essere il principale responsabile delle alterazioni degenerative della prostata ed è consigliato come intervento di prima scelta. Il prevedibile incremento ponderale può essere limitato con diete ipocaloriche; sporadicamente si assiste a incontinenza urinaria reversibile con trattamento farmacologico.
  • Drenaggio con omentalizzazione: le cavità con liquido vengono aperte, svuotate e nel loro interno viene fissato un lembo dell’omento, che per le sue proprietà drenanti impedisce in maniera duratura il riformarsi della lesione cistica.
  • Marsupializzazione: viene creata una apertura (fistola iatrogena) che mette in comunicazione la cisti prostatica con la patrete addominale permettendo la fuoriuscita del liquido contenuto. La ascarsa tollerabilità dello stoma e l’avvento di tecniche chirurgiche quli l’omentalizzazione hanno reso questo intervento obsoleto.
  • Prostatectomia: va riservata esclusivamente a prostate affette da neoplasia esclusivamente circoscritta alla ghiandola, senza interessamento dei linfonodi o disseminazione metastatica; non infrequenti incontinenza o ritenzione urinaria.

I medici veterinari di questo studio sono a sua disposizione per qualsiasi chiarimento
Data: 30-12-2015
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